Il problema che nessun server europeo può risolvere
Microsoft ha data center a Francoforte, Amsterdam, Dublino. Lo dice come rassicurazione: i tuoi dati restano in Europa. È una risposta che suona bene. Non risponde alla domanda giusta.
Il Cloud Act, approvato negli Stati Uniti nel 2018, modifica lo Stored Communications Act del 1986 e stabilisce che le aziende americane devono rispondere alle richieste delle autorità federali sui dati che controllano, indipendentemente da dove fisicamente si trovino quei dati. Non serve che i server siano negli USA. Basta che la società che li gestisce sia americana.
Le implicazioni sono concrete. Nel 2025, il CEO di Microsoft Francia ha ammesso davanti al Senato francese che non è possibile garantire una protezione assoluta dei dati europei dalle richieste basate sul Cloud Act. Non era una posizione di parte: era una constatazione legale. L'azienda fa del suo meglio, verifica le richieste, informa i clienti quando possibile. Ma il rischio giuridico rimane strutturale.
Questo crea una tensione diretta con il GDPR, che limita severamente i trasferimenti di dati personali verso paesi terzi. Il Cloud Act va nella direzione opposta, permettendo a forze dell'ordine straniere di richiedere dati anche senza passare dai trattati di mutua assistenza legale tradizionali. La coesistenza dei due regimi è un problema irrisolto nel diritto internazionale privato.
Ritengo che questa tensione sia spesso sottovalutata nel dibattito pubblico italiano. Si parla di "cloud europeo" come se bastasse spostare i server. Ma la questione è chi possiede e governa il software. Due cose molto diverse.
Euro Office: la risposta è cambiare azienda, non cambiare server
Il 27 marzo 2026, a Berlino, un consorzio di aziende europee ha presentato Euro Office. Dietro ci sono IONOS, Nextcloud, EuroStack, XWiki, OpenProject, Soverin, Abilian, BTactic e OpenXchange: oltre una dozzina di organizzazioni distribuite tra Germania, Francia, Spagna e Paesi Bassi.
Tecnicamente, Euro Office è un fork di OnlyOffice, con le componenti closed source riscritte come open source. È compatibile con DOCX, XLSX e PPTX, i formati proprietari di Microsoft Office, e con i formati aperti ODF. Chi apre un file Word con Euro Office può lavorarci, salvarlo e rimandarlo a qualcuno che usa Microsoft Office senza discontinuità visibile. Un'anteprima tecnica è già disponibile su GitHub; la prima versione stabile è prevista per l'estate 2026.
La logica strategica è semplice, ed è il punto più importante da capire: non si tratta di trovare un posto diverso dove mettere i dati. Si tratta di far sì che il software che li gestisce sia sviluppato e controllato da un'entità soggetta al diritto europeo. Se il provider è europeo, il Cloud Act non si applica. Non perché ci sia una barriera tecnica, ma perché manca il presupposto giuridico: l'azienda non è americana, non rientra nella giurisdizione delle corti federali USA.
«Non si tratta di trovare un posto diverso dove mettere i dati. Si tratta di far sì che il software che li gestisce risponda al diritto europeo, non a quello americano.»
Achim Weiss, CEO di IONOS, lo ha detto chiaramente: con gli sviluppi geopolitici dell'ultimo anno, l'Europa ha bisogno urgente di una soluzione office sovrana, compatibile con Microsoft e facile da usare. Frank Karlitschek, CEO di Nextcloud, ha aggiunto che i mattoni tecnici esistevano da anni in Europa. Quello che mancava era la volontà politica di coordinarli.
Questa non è la prima volta che l'Europa tenta di costruire un'infrastruttura digitale sovrana. Come ho già avuto modo di discutere analizzando le comunicazioni governative su app di messaggistica, il problema della dipendenza americana dai software di produttività non è nuovo. Ciò che cambia con Euro Office è la scala e la coerenza dell'approccio: non un singolo paese che costruisce la propria soluzione, ma un consorzio continentale con governance condivisa.
Un foglio di calcolo come questione di Stato
La Germania federale sta migrando verso alternative open source a livello di singoli Länder da anni. La Danimarca ha avviato una sperimentazione pilota su alternative a Microsoft Office per i dipendenti pubblici. L'Estonia, paese con una delle governance digitali più avanzate al mondo, ha descritto la sovranità digitale come questione di sopravvivenza nazionale, non di policy IT. La Francia ha escluso Teams, Zoom e Google Meet dalle comunicazioni ministeriali.
Non si tratta di nazionalismo tecnologico. Si tratta di gestione del rischio. In un contesto geopolitico dove le relazioni transatlantiche sono meno prevedibili rispetto a dieci anni fa, costruire infrastrutture critiche su software governato da una giurisdizione straniera introduce una dipendenza strutturale. Se l'accesso a Microsoft 365 venisse subordinato a condizioni politiche, interi ministeri europei si troverebbero improvvisamente senza strumenti operativi.
A mio avviso questo scenario non va trattato come fantapolitica: va trattato come pianificazione del rischio. Gartner stima che la spesa europea per infrastrutture cloud sovrane triplicherà fino a 23 miliardi di euro entro il 2027. Le organizzazioni del settore pubblico e le industrie regolamentate, energia, finanza, difesa, sono gli acquirenti principali. Non lo stanno facendo per ideologia. Lo stanno facendo perché i loro consulenti legali glielo chiedono.
Vale la pena notare la connessione con quanto si discute nell'ambito del Digital Omnibus europeo: l'integrazione normativa che l'Unione sta cercando di costruire nel diritto digitale ha bisogno di un substrato infrastrutturale coerente. Normative europee su software americano rimangono parzialmente esposte a interferenze esterne.
I limiti che esistono e non vanno taciuti
Sarei disonesto se non segnalassi le criticità.
La più rilevante riguarda la licenza. OnlyOffice, la base tecnica di Euro Office, ha accusato pubblicamente il progetto di violare i termini della licenza GNU AGPL, rimuovendo clausole che definisce vincolanti. Si tratta di una disputa aperta, e la credibilità di un progetto di sovranità digitale che parte da un conflitto di licenza non è un dettaglio trascurabile. Se il codice base è giuridicamente contestato, le garanzie di apertura e governance su cui si fonda Euro Office diventano più fragili.
C'è poi il problema delle origini di OnlyOffice stessa: Ascensio System SIA, la società lettone sviluppatrice, è una controllata di una società russa. Euro Office nasce anche per risolvere questo problema di governance. Ma il fatto che stia usando come base un software con questa storia è una complessità che merita di essere nominata, non nascosta.
Sul piano funzionale, l'assenza di alcune funzioni avanzate, come le macro di Excel o certe automazioni di PowerPoint, è un limite reale per una fetta di utenti professionali. "Nessuno è mai stato licenziato per aver scelto Microsoft" rimane un assioma con una certa resistenza alla smentita empirica.
Una migrazione open source su larga scala richiede infrastrutture IT solide. Non è una soluzione plug-and-play. Gaia-X, la grande iniziativa europea per un cloud comune, ha rallentato proprio su questo: i consorzi europei tendono alla frammentazione quando la cooperazione incontra interessi commerciali divergenti.
Quello che resta, nonostante tutto questo, è che Euro Office rappresenta un cambio di impostazione rispetto ai tentativi precedenti. Non cerca di competere con Microsoft sulla qualità del software, dove perderebbe. Compete sul terreno su cui Microsoft non può giocare: la giurisdizione. Un'azienda americana non può smettere di essere americana. Questo è il vantaggio competitivo strutturale di Euro Office, e secondo me è quello che lo rende potenzialmente rilevante anche al di là delle sue capacità tecniche attuali.